Io sono un creativo. Tu boh.

Io sono un creativo. Tu boh.
L’unione fa la forza ed è proprio vero. In collaborazione con “Io sono un creativo. Tu no.”, una frase nata per gioco proprio come la quella originale, una condivisione sulla loro pagina di Facebook ed eccoci sulle loro magliette.
Tu che ne dici?
boh…sono fatti tuoi.
boh…non lo so.
boh fai un po’ come ti pare.
e boh…gli italiani lo usano spesso, a volte ne abusano, ma il “boh” quotidiano tutti lo diciamo; quindi…boh…ecco la limited edition pensata da Francesco Di Candio.

P.S. L’uso eccessivo di “boh” danneggia gravemente la comunicazione.


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Sono soddisfazioni – connecting the dots -


Molti potrebbero non capire, ma essere valorizzati dalla propria scuola è una prima grande soddisfazione.
Quando ho visto quest’immagine ho pensato a tutto il mio iter universitario che, ahimè, è stato molto travagliato; rifiutare una borsa di studio in product design a favore del corso di car design, per poi cambiare scegliendo product design, può sembrare folle, eppure è servito. Ho voluto subito pensare che senza quei mesi di car design, lo IED non avrebbe usato i miei sketch e molto probabilmente non avrei fatto dei “cubi”, che riscuotessero un minimo di successo.

…non potete sperare di unire i puntini guardando in avanti, potete solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi in futuro. Dovete credere in qualcosa…”

Ora sto capendo di più quest’affermazione. Ora che ho dei puntini da unire, le perdite e le conquiste si collegano e mi rendo conto che tutto è stato necessario. Senza scendere in ulteriori discorsi filosofici, riassumo dicendo: per aspera ad astra semper ad maiora.

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3, 2, 1…

Ai blocchi di partenza:

“I blocchi hanno lo scopo di agevolare, contrastandola, la spinta dei piedi al momento del via e, se eseguita correttamente, la partenza dai blocchi è sicuramente più vantaggiosa di qualunque altro tipo di partenza. L’atleta parte raccolto per poter meglio accelerare e man mano che il corpo acquista velocità si riducono i tempi di spinta e aumentano quelli di volo. Il passo si apre progressivamente e dopo circa 20m. sarà raggiunto il giusto assetto di corsa.

La prima cosa da fare è quella di definire l’arto anteriore della partenza che va posizionato sul blocco anteriore e risulta essere il piede di spinta, mentre l’altro arto posizionato sul blocco posteriore è il piede di richiamo.

Un esercizio molto importante per la scelta di posizionamento degli arti è la partenza con piedi paralleli e sbilanciamento in avanti. Dopo uno sbilanciamento forzato verso l’avanti (la sensazione deve essere quella di partire un attimo prima di cadere), flettere un arto ed incominciare ad accelerare.

L’arto che viene flesso per primo è da considerare l’arto posteriore e quindi l’arto che rimane a terra a spingere risulta essere l’arto anteriore.”

3, 2, 1 via con la corsa del designer, dov’è fondamentale definire cosa si vuole creare e trasmettere. Un esercizio molto importante è quello di guardarsi sempre intorno e cercare sempre nuove fonti di ispirazione. La sensazione dev’essere quella di sorpresa; sorprendersi sempre è il segreto, perché se riusciamo ancora a sorprenderci vuol dire che c’è ancora spazio per creare qualcosa, che il mondo non è saturo, che la nostra fantasia può osare ancora.

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FERRERO E IED PRESENTANO 6 CONCEPT PER CELEBRARE MON CHÉRI

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In occasione del 50° anniversario in Italia di Mon Chéri, Ferrero coinvolge gli studenti dello IED per interpretare la storica pralina attraverso visioni e suggestioni in mostra presso la Boutique Ferrero di Milano Milano, 14 dicembre 2010. La Boutique Ferrero ospita, mercoledì 15 dicembre, dalle 10:00 alle 18:30, i sei esclusivi concept realizzati dagli studenti di Grafica e Industrial Design dell’Istituto Europeo di Design di Torino. L’anniversario di Mon Chéri in Italia – (1961 – 2011) – è un appuntamento che Ferrero desidera celebrare attraverso la creatività degli studenti dello Ied che, in team composti da un grafico e un industrial designer, hanno dato vita a 6 interpretazioni di Mon Chèri valorizzandone l’identità unica. La famosa pralina è divenuta parte del costume italiano. Nel corso del tempo Mon Chéri ha interpretato i cambiamenti in atto e ha fotografato le abitudini conviviali degli italiani, passando da idea regalo adatta a ogni occasione degli anni del boom economico a protagonista principale dei momenti di socializzazione dei nostri tempi. È un percorso ricco e variegato che gli studenti dello IED hanno interpretato in sei diversi modi, espressi attraverso il linguaggio del design che mira a restituire l’architettura di Mon Chéri – apparentemente semplice, in realtà risultato di una sapiente lavorazione di esclusive materie prime. I progetti valorizzano gli elementi distintivi della pralina – il sapore, la forma, gli ingredienti – e suggeriscono nuovi modi di vedere Mon Chéri sia attraverso un lessico visionario, sia attraverso la pura narrazione del prodotto. Il risultato sono 6 concept esposti all’interno della Boutique Ferrero. Hanno preso parte al progetto: Francesco DI CANDIO, Andrea MANGANO, Ivan MARENGO, Carolina OSORIO ARBOLEDA, Sebastiano PELLI, Matteo SILVESTRI – studenti del terzo anno del corso di Industrial Design. Antonio DI SUMMA, Gabriele MARCHI, Simone BILARDO, Marco CONDELLO – studenti del terzo anno del corso di Grafica. Valeria FRANCO, Nicholas CONIDI – studenti del secondo anno del corso di Grafica. Coordinatori del progetto sono Lino BERGESIO, docente di Grafica IED Torino – Titolare e Direttore creativo agenzia Arc’s e Andrea FILIPPI, docente di Industrial Design IED Torino – Fondatore e Project Manager di Design Gang.

fonte: http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=101431

Complimenti a tutti

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FDC

Il nostro lavoro non consiste solo nel progettare un oggetto, ma può voler dire anche avere il compito di doverlo presentare, creare una immagine coordinata e quindi una grafica intorno ad esso.

sfondo desktop 1920x1080 (aprendola e salvandola è possibile usarla come Wallpaper)

Perchè Factory Design Concept: come è stato detto in precedenza “Il Design è l’unione sinergica di più aspetti, quali costi, analisi di mercato, gusti personali, tutti volti a dar vita ad un’idea, un prodotto”; è un progetto per la Factory, l’industria, perchè è la serialità di un oggetto a farlo di Design piuttosto che artigianale; il Design implicherebbe (ahimè non sempre) una ricerca estetica, e Concept perchè ci vogliamo impegnare a proporre nuove idee, perchè l’idea di immettere nel mercato qualcosa di già esistente vuole essere fuori dalla nostra politica.

Tre quadrati, tre colori, per indicare i tre “reparti” in cui intendiamo produrre idee: Prodotto, Grafica, e Concept.

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Tracce illustrate

Piaggio Vespa gts 1966

Nel breve periodo passato nel corso di Transportation Design sono state tenute delle lezioni circa l’ illustrazione base, durante le quali è stato approfondito lo studio della luce e del colore, utile non solo nel mondo dell’ automotive, ma anche nel mondo dell’Industrial.

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Hoover R1

pannello finale

Aspirapolvere. Scope elettriche.
Sacchetto, manicotto, presa della corrente, beccucci di ricambio. Prendi, solleva, sposta, tira, apri, leva, rimetti, richiudi, reimposta, accendi, abbassati, alzati, sposta i mobili, spegni. Osservando il momento delle pulizie casalinghe ho messo in ordine l’ elenco degli oggetti usati e delle operazioni compiute.

Oggigiorno ci sono anche le così dette blatte, ossia robot piatti e circolari che puliscono i pavimenti, ma, per mio puro e semplice gusto personale, lo fanno senza stile, appunto come gli insetti dai quali prendono nome.

sketch di ricreca

Un po’ moto, un po’ astronave di Starwars, il concept Hoover R1 è la mia risposta, meramente stilistica a quello che oggi è il mondo degli aspirapolvere.

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iPod Shuffle

pannello finale

Durante questi anni di scuola, ho avuto delle progettazioni più o  meno stimolanti, una di queste è la progettazione di un lettore Mp3, committenza a piacere e nessun budget.

Apple, un emblema del XXI secolo nel campo del design, del gusto estetico e della qualità. Chi non vorrebbe trovarsi una committenza del genere?

L’analisi è partita da quello che in quel momento l’Apple aveva in produzione e vendita: la mia attenzione si è quindi focalizzata sull’unico iPod che non “apparteneva” per aspetti formali alla famiglia iPod: lo Shuffle.

Un rettangolo minuscolo, privo delle classiche connotazioni Apple (tolta la finitura poteva avere un qualsiasi marchio a mio avviso). Manca la rotella. Tutta la famiglia dei prodotti Apple iPod si contraddistingue per la sua presenza (ad eccezione del Touch).

La progettazione è dunque partita dal concetto della rotella, buttando qui e là bozzetti.

sketch esploso

La mia risposta alle domande e quindi al mio brief è stata presentare un lettore quadrato. Questo ha un lato di 54 mm, è spesso 8 mm e presenta un foro centrale dove si trova la peculiare rotella: strusciandovi il dito si alza e si abbassa il volume, mentre i classici tasti play/stop avanti/indietro sono posti sui 4 punti cardinali.

render

La novità stava inoltre nel non presentare aperture, tutto funziona tramite l’airport, trasferimento musica, audio alle cuffie e carica batteria.

“Sarà anche il più piccolo e meno costoso della famiglia, ma non devi sentirti uno stronzo a possederne uno”

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D come Domodossola o come Designer?

L’obiettivo di questo blog è quello di raccontare un pensiero, che sarà in continua evoluzione,  è e sarà determinato da tutti i passi che verranno effettuati in futuro.

Chi è il Designer? ultimamente ho avuto una “discussione” con un collega riguardo questo punto: secondo lui, citando le sue parole:

“un creativo é un artista, un visionario, uno che sta al di là degli schemi…uno che lavora per sé e per nessun altro, uno che sperimenta..qunado uno si dichiara creativo ed ha una committenza, la sua creatività viene meno già solo per l’esistenza di vincoli imposti dal cliente..”

Io ho provato a dare la mia definizione:

“io scriverei così:
“Un artista è un creativo, un visionario, uno che sta al di là degli schemi…uno che lavora per sé e per nessun altro, uno che sperimenta..”
E’ il nostro lavoro, quello di creare per delle committenze qualcosa che ancora non esiste.
E’ vero che molti designer si sentono degli artisti, a volte lo sono anche, ma la differenza che c’è tra un designer e un artista è abissale.
Certe volte creare per una committenza è molto più complicato, devi tenere presente un sacco di parametri/limitazioni, è una sfida con te stesso, con la tua creatività e con quello che ti circonda.”

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Se si conosce già quel che si cerca, la ricerca non ha senso. (Platone)

Il Design per molti è qualcosa di superficiale.

Più volte ho provato a spiegare cosa fosse per me il Design, e ogni volta ho trovato un modo diverso per definirlo, ho evoluto quello che era all’inizio solo una parola che fa “fighi”.

Il Design è l’unione sinergica di più aspetti, quali costi, analisi di mercato, gusti personali, tutti volti a dar vita ad un’idea, un prodotto. Ho sempre sostenuto che il bello dell’essere designer è quello di poter cambiare pezzo pezzo il mondo: non ti piace una cosa? la ridisegni, la riprogetti secondo quello che è il tuo gusto.

“La bellezza di una matita non sta nel colore, nel legno o nella mina, sta nel potere che essa ti dà..creare cose che non esistono, regalare vecchie o nuove emozioni, è il mezzo per il quale possiamo migliorare ciò che ci circonda, una cosa non ti piace?la cancelli, la ridisegni..non è nulla di perfetto, ma dentro ad ogni disegno…, a quei pezzi di carta accantonati in un angolo del tuo tavolo, c’è un pezzo di te..”

Ognuno di noi ha la possibilità di raccontare la propria storia, io ho scelto il Design per farlo.

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